MEDEA DELLE CASE POPOLARI HA PERSO IL CENTRO

Genere : amici della 90 in orario di punta – corto teatrale di e con Rossella Raimondi

Segue Laboratorio cittadino aperto

Una donna come come tante donne, come tanti uomini, come me, come Medea, lascia la sua casa natìa, la sua terra conosciuta, il suo quartiere di Milano spinta dal violento, istintivo e forte bisogno di una vita diversa, dal desiderio, di un cambia mento, di una nuova luce, di una nuova vita in centro, di una vita al Centro. Viaggia attraverso la speranza di trasformare con una nuova luce lei, la sua famiglia, di realizzarsi con il suo lavoro: " dicono ne basti uno solo in una famiglia per cambiare Passato Presente Futuro di tutta la famiglia..". Viaggiando questa donna, come Medea, come me, si ritrova, senza capire come, in una Città che non riconosce più, in un luogo che non riconosce più come speranza.. Lei voleva solo vivere in Centro e fare l’attrice in centro dove tutto è bello e illuminato, si ritrova invece nel buio di questo condominio con 33 etnie così diverso da come lo aveva sognato, dove tutti, tranne lei, mantengono forti e in luce le loro usanze e tradizioni; dove forse a nessuno interessa la sua Arte che solo in centro poteva avere un senso e una bellezza. Così questa donna, come Medea, si sente la più straniera tra stranieri, spezzettata, priva di un centro della sua Arte, la sua luce, al buio, partecipante forzata ad una grande festa condominiale

senza essere invitata e senza prenderne in realtà parte. Decide quindi stanca, di preservare la sua luce, il suo brillare, erigendo un muro altissimo, il più alto del mondo, proprio nel suo appartamento, decide di murarsi viva per brillare e di non far entrare più nulla che non sia Centro. Come finirà? Reggerà o meno un muro di cemento armato in una casa dai muri di cartone?

NOTE DI REGIA 

Il testo di partenza è Medea, non solo di Euripide e di Seneca , ma anche quella di di Alvaro e della Wolf. Il percorso nasce in seno al Teatro degli Incontri di Gigi Gherzi di cui faccio parte da diversi anni. Il Progetto è un progetto ampio, iniziato portando la Tragedia Greca in quella che noi abbiamo individuato come Città Fragile, a Milano e non solo. Abbiamo quindi viaggiato nella Città Fragile, per la Città Fragile grazie ad Antigone, Medea, Prometeo; e abbiamo incontrato , traghettati dalla Tragedia Greca gli Abitanti di questa Città Fragile. Non li abbiamo incontrati nella “Milano da Bere”, li abbiamo incontrati nella Milano dei Rifugiati, dei Migranti, dei minori Migranti di seconda e terza generazione, dei senza Tetto, dei Ragazzi della Casa-Famiglia, delle Case Popolari ad alto rischio ,

di chi noi sentiamo più fragile e anche del panettiere e dei vicini di casa, come nella mia Medea, e qualcuno anche nella Milano da Bere! La “ mia” Medea nasce dopo un incontro e uno scambio teatrale, oltre che umano, con queste realtà. Racconta in un senso molto più ampio, ma anche più intimo, cosa significhi essere straniero oggi, perché si può essere straniero anche nella propria città, nel proprio condominio, nella propria famiglia. Essere e stare in un luogo che non si riconosce più, o forse non ci si è mai fermati a conoscere e lo si vorrebbe cambiare, ma si sono persi i mezzi. Sentirsi defraudata della rapinata da un fuori nemico della propria luce.

L’obiettivo è inoltre quello di capire come, con i flussi migratori, con la continua recessione, con l’Urbanizzazione selvaggia sono cambiate le nostre città, e com

e questo comporta il cambiamento di noi cittadini, che ci ritroviamo impreparati, impauriti, incattiviti, dinnanzi a ciò che non conosciamo. Parla anche della possibilità di avere e di vivere un nuovo Centro luminoso e possibile abbattendo i muri più alti.

LABORATORIO CITTADINO:

dopo la visione del corto teatrale seguirà un breve incontro-scambio aperto alla cittadinanza con l’autrice/attrice per confrontarci su ciò che ci fa veramente

paura e sullo sentirsi straniero. E ’  grazie a questi incontri che l’autrice ha avuto spunto per proseguire e indirizzare lo spettacolo.

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